TONNI IN TIRRENO – LAZIO 2020

Tecnica di pesca e tecnologia applicate per giornate memorabili e sorrisi a trentasei denti

C’è un nuovo signore dei mari ed è un cyborg, non per niente colorato come Iron Man.

Daiwa Italy presenta il nuovo Seaborg 1200MJ e serve un video che ne mostri le possibilità. Come tutte le storie di pesca che si rispettino, serve che ognuno conosca il posto segreto e abbia l’amico giusto che ti garantisca pesce, mare e sole il giorno delle riprese.

Fortunatamente io amo le belle storie di pesca, quindi ho gli amici giusti che conoscono posti e catturano pesci. Un rapido giro di telefonate mi porta a contattare i grandi Davide & Sergio Giannitelli di WildXperience e con una discreta botta di fortuna troviamo i due giorni perfetti per le riprese.
Daiwa ci mette nelle mani di Nicola Vozzo, calabrese d.o.c. e prostaff del mare, che con i Giannitelli si capirà subito perché il livello di passione è lo stesso.

Parto in treno alla volta di Latina-Gaeta, dove il frecciarossa non ferma e quindi ho la fortuna di poter godere delle gioie del trasporto locale. La stazione è bellissima, ma ancora più bella è la visione dei miei due ospiti che sono venuti a prendermi. Andiamo diretti a cena, ci accordiamo con gli amici di Daiwa e l’indomani all’alba siamo al molo.

Organizziamo le due giornate dividendole in due parti per tecnica, bolentino di profondità e di drifting.

Sulla barca siamo in 5, io alla telecamera, Hidaka e Uberto di Daiwa, Nicola alla canna da pesca e Davide al timone.

Si inizia a bolentino, lasciando il drifting alle ore centrali in cui ci si aspetta un buona attività. Nicola e Davide tagliano a strisce un polipo, lo innescano sugli ami e si inizia a calare. 200 metri di profondità sono una goduria: discese rapide per via dell’affondatore importante, come di consueto, ma recuperi che non sono il solito estenuante massacro di braccia, grazie alle gioie del mulinello elettrico.

Il mulinello è una bestia vera, con un motore potentissimo che trasforma il bolentino in una tecnica divertente.

Le calate a 200 metri di profondità sono rapide per via dell’affondatore importante, come di consueto. Stiamo usando delle canne estremamente sensibili, considerando il contesto, e quando le mangiate arrivano si vedono benissimo.

Il recupero è una goduria grazie al mulinello elettrico che non ha paura di niente e tira in barca qualsiasi cosa. Abbiamo la fortuna di passare sopra un banco di occhioni, che lì chiamano pezzogne, e riusciamo velocemente a fare il pieno.

Davide sfoggia la prestigiosa maglia tecnica Daiwa con Sampei, scatenando un’invidia generale, e già ha l’acquolina in bocca sapendo quanto sono buoni gli occhioni.

Nicola ha innescato anche delle sarde e su una di queste riesce a trovare qualcosa di più importante e soprattutto di più utile per la pescata a drifting del mezzogiorno: uno sgombro sul mezzo chilo.

Si ride e si scherza, increduli della quantità di occhioni che tappezzano il fondale tra Latina e Gaeta. Le calate si susseguono e le catture sono generose, sia in taglia che in quantità. In una mattinata avremmo calato due canne una trentina di volte ciascuna, cosa che a mano ci si può scordare di fare e qui non si può che ringraziare il mulinello elettrico.

Come arriva il caldo, si inizia a cercare il pesce grosso.

Il palloncino sparisce in fretta e parte una fuga da più di 400 metri. L’adrenalina inizia a pompare, la frizione canta e il mulinello inizia a lavorare.

Nicola non resiste alla tentazione e impugna la canna, gestendo il lever drag direttamente e pompando generosamente, aiutando il mulinello nel recupero.

I 400 metri vanno riducendosi a 300, ma le testate che molla e le ripartenze che lo riportano sopra i 400 ci fanno pensare a uno spada grosso. Nicola è un professionista e tiene botta, anche grazie alla guida esperta di Davide che manovra la barca telecomandato dai suoi comandi.

Lo rincorriamo per un paio di miglia, fintanto che non ce lo troviamo all’improvviso sottobarca.

Qui è tutto un lavoro di fino tra chi guida e chi tiene la canna, in cui l’affiatamento è fondamentale. I due si capiscono al volo e i comandi vengono eseguiti puntualmente. Quando iniziano i giri della morte facciamo una scelta coraggiosa, ovvero scarichiamo tutto il rischio su chi se le aspetta di meno e facciamo buttare in acqua Uberto con la telecamera, per avere la doppia inquadratura e i risultati sono epici.

Uberto avrà la fortuna di vivere un’emozione rara, quella di nuotare vicino a pesci più grandi di lui e le sue grida di entusiasmo ci gasano tantissimo. Il tonno sfiora il quintale, ma non avendolo pesato non lo sapremo mai con certezza.

Il rilascio è rapido e la soddisfazione tanta.

Il mulinello ha ruggito come un leone e ha portato il tonno alla barca; Nicola ha gestito la canna e le ultime concitate fasi del recupero in maniera perfetta; Davide ha guidato con precisione, seguendo le indicazioni e le virate del tonno; le riprese sono venute bene e un bel tuffo collettivo ha messo fine alla giornata nella felicità generale.

Pubblicato da Andrea Crobu

Fotografo e videomaker per la pesca e l'outdoor

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