Bass fishing selvaggio – Sud Africa 2019

When you travel to Africa, you can find heaven or hell…

L’avventura inizia da un’idea folle di Andrea Corradi, il @colonellhoffman di Instagram. C’è bisogno di scenari mozzafiato e pesci importanti e siamo in pieno agosto. Andrea conosce mezzo mondo, alza il telefono e dall’altra parte risponde Johannesburg. C’è freddo, ma non freddissimo, i pesci sono attivi e l’occasione può arrivare: si parte e Gan Craft ci segue.

Arriviamo poco dopo ferragosto, dopo uno scalo a Dubai sui 40°C, e subito siamo accolti da un frizzante 12°C di primo mattino. Qualche dubbio sull’attività dei pesci inizia a salirci. Andrea è ben più pratico della zona e in poco tempo ci fa raggiungere da un suo amico di vecchia data che ci scarrozzerà in giro per tutta la prossima settimana. Il freddo secondo loro non è un problema, quindi la mattina dopo ci facciamo trovare pronti e carichi di speranze.

Attraversiamo una piana sconfinata trainando la Bass Boat. Siamo in tre: io che riprendo e Andrea e l’amico Suli alle canne da pesca. La savana è bellissima, i colori accesi e il sole che si staglia in un cielo blu cobalto rende tutto ancora più suggestivo. Una volta arrivati in riva al lago e spenti i motori mi rendo conto che non ci sono altri rumori, sensazione che in Italia non c’è verso di provare.

Il primo giorno di pesca è un cappotto totale: dodici ore di lanci continui e nessun segno di vita dal lago. Passo la giornata a riprendere le schiene dei due pescatori che dimostrano una disciplina rara, non concedendosi pause e lanciando continuamente. Cambiano esche, canne, tecniche di recupero, inneschi. Le provano tutte, ma non c’è risposta.

Il primo giorno ci lascia disorientati e increduli, ma certamente non sconfitti.

Il secondo giorno incontriamo due padri del posto a pesca con i rispettivi figli. Hanno noleggiato un ponton fatto con sei barili saldati con una rete metallica e un motore fuori bordo, che non sarà il massimo dell’eleganza o della velocità, però permette di pescare e avere un grill acceso a centro barca per tutta la giornata. Diventiamo immediatamente amici e condividiamo con loro le avversità del secondo giorno, che, oltre all’attività zero del pesce, ci regala la una bella brezza proveniente da sud che si porta via quelle poche calorie che ero riuscito a mettere da parte rubando hot dog senza vergogna ai sudafricani.

Il terzo giorno comincio a essere nervoso. Migliaia di chilometri macinati e non abbiamo un singolo pesce. Come lo faccio un video senza catture? La gente vuole vedere del pesce! Andrea non perde la calma e solo lui sa come fa… Al posto suo starei dando di matto, ma chiaramente ha più esperienza lui, quindi mi rassicuro del suo essere sicuro.

Navighiamo furiosamente battendo acqua in cerca di spot diversi. Foreste sommerse, alberi affioranti, rocce sommerse e isole. Una giornata d’esplorazione resa ancora più estrema dall’aver capito che ci stiamo rischiando la spedizione. La temperatura inizia a salire e si arriva a sera esausti. Stiamo pescando grosso, siamo in cerca del big bass e siamo abituati a non avere un mare di attacchi ogni volta, ma qui sono tre giorni che non si muove nulla. I sudafricani pescano più piccolo e verso sera vedono qualche attacco di pescetti da una libbra. Con il senno di poi posso scrivere che si iniziava a vedere dell’attività interessante.

Il quarto giorno scorre tra migliaia di lanci e decine di chilometri battuti. Pescano senza sosta da quattro giorni consecutivi e non mi capacito di quanto siano disciplinati questi due. Al posto loro avrei buttato una bomba in acqua o avrei cambiato posto già dieci volte, ma sono sicuri del loro fare. Una giornata intera senza azione… Poi qualcosa succede.

Poco prima del tramonto, Andrea cattura il primo pesce sotto un albero emergente. Stava bellamente in agguato a mezz’acqua, ha inseguito e poi aspirato completamente l’esca. Il combattimento è furioso e finalmente sento un po’ d’adrenalina in corpo. La canna è potentissima, il mulinello non cede nulla e Andrea paura non ne ha. Trenta secondi e il pescione è in barca per le foto di rito. Come sempre, tutta la tensione dei giorni precedenti si scioglie e si capisce che il momento è arrivato.

Da lì al tramonto abbiamo altri due attacchi. Poi il quinto e ultimo giorno finalmente ci regala i pescioni che ci hanno fatto viaggiare tanto a lungo.

Decidiamo di dare un tono un po’ cupo al video, in modo che ci ricordi di quanto abbiamo penato per raggiungere l’obiettivo, e il risultato ci lascia molto soddisfatti.

Speriamo che, quando torneremo, il 2020 ci regali una sessione di pesca meno sofferta e di vedere qualcuno di quei mostri attaccare furibondo a galla.

Pubblicato da Andrea Crobu

Fotografo e videomaker per la pesca e l'outdoor

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