Esplorando sotto casa, ovvero outdoor nel comune di residenza

È un anno che limita i movimenti, quindi c’è da cercare sotto casa dell’avventura. Una delle mie passioni è la fotografia subacquea mei piccoli ambienti, che spesso sono trascurati dai fotografia, ma che sanno comunque raccontare delle storie appassionanti.

Lunedì mattina, batterie cariche dalla sera prima, salgo in macchina con le fotocamere e mi sposto di ben 3km da casa.

C’è un dedalo di risorgive tra Verona est e la curva del fiume Adige e sono ricche di pesce. Parcheggio poco prima di un ponticello, su una fossa larga due metri e fonda mezzo. Cammino guardando in acqua; acqua leggermente velata dallo scioglimento delle nevi cadute la settimana scorsa. Mille avannotti di cavedani scappano in tutte le direzioni, qualche adulto li imita, seguito da qualche carpetta. Il pesce qui ha paura del pescatore, o genericamente sa che da sopra il pelo dell’acqua arrivano solo rogne, quindi fugge a più non posso.

Sono alto quasi due metri e ciò mi obbliga a stare a una certa distanza dalla riva, per non scatenare il fuggi fuggi generale, cosa che complica la mia ricerca del boss delle sorgive. Cammino per un’ora, cercando la sagoma in acqua con le lenti polarizzate che fanno un miracolo con il riflesso sulla superficie. È incredibile come l’occhio si alleni a trovare una certa forma e di lì a poco inizio a scorgere sagome di lucci tra i rami sommersi, ma sempre troppo piccoli per essere interessanti.

Finché… finché vedo tra le canne della Riva su cui cammino una coda che sporge, ferma, con un motivo a righe chiare e scure.

Ci siamo.

Il luccio tanto cercato.

Ne vedo solo un pezzo, ma promette bene. Devo aspettare che il fango alzato da tutti i cavedani si diradi: mi hanno visto mentre mi avvicinavo e hanno fatto una bella nuvola, ma il luccio non scappa e la nuvola mi offre l’occasione per entrare in acqua non visto.

Tiene la testa all’ombra, così come il grosso del corpo, ma la coda è rimasta al sole. La luce arriva da valle e il sole è quasi allineato con la fossa, quindi ne entra tanta in acqua e si può sperare in una buona illuminazione. Per ottenere un buono scatto devo andare sotto la sponda opposta, alzando il rischio di fuga, ma, forse con l’aiuto dell’inverno e della neve sciolta che ha raffreddato le risorgive, il luccio non si muove.

La distanza è estremamente ridotta, il pesce è molto lungo e quindi il grandangolo è d’obbligo.

Come la nuvola di fango si dirada nella poca corrente riesco a inquadrarlo: giusto il tempo di comporre lo scatto e premere due volte il pulsante e se ne va con una partenza scattante, ma sono abbastanza sicuro di aver portato a casa il risultato.

Luccio in attesa della preda

La trasparenza non è eccezionale, la composizione è dettata dalla necessità di farlo entrare tutto nell’inquadratura, ma la foto c’è: il predatore in agguato nella penombra si vede nella sua maestosità.

Scarico la foto sul telefono, la mando all’amico Mattia che mi ha consigliato questa sorgiva, tra le mille della zona, e me ne riparto soddisfatto alla volta della macchina.

Poi noto un ramo in acqua, in una zona senza corrente. Nel ramo, una livrea famigliare mi balza all’occhio.

Nuovo ingresso in acqua cautissimo.

L’ho detto che è gelida? No? Beh, è gelida! Ogni tanto invidio gli appassionati di birdwatching che se ne stanno comodi nei capanni, se non direttamente in macchina… Ma io ho un’altra malattia e quindi soffro diversamente.

Riesco ad arrivagli abbastanza vicino da dietro, scattando al termine di ogni micro spostamento, finché non se ne va, sparendo in una nuvola di limo.

Luccio al sole

Questo era fermo da così tanto tempo che gli si era depositato uno strato di limo sul dorso.

Li adoro quando poggiano le pinne sul fondo per neutralizzare la già debole corrente e restare immobile.

Che dire: grande giornata e felice rientro a casa! Non appena potrò uscire dal comune, sarà il turno delle trote.

Pubblicato da Andrea Crobu

Fotografo e videomaker per la pesca e l'outdoor

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